Matri come Pazzini un anno fa
Alessandro Matri diventa sempre più l’oggetto della attenzioni in casa Milan. L’attaccante lodigiano non è certo arrivato in rossonero con quella che si può definire un’accoglienza calorosa, il suo acquisto è stato aspramente criticato dal tifo rossonero e non si può certo dire che fosse la prima necessità della rosa di Allegri.
Alla luce delle tante assenze, però, Matri diventa l’osservato speciale anche delle difese avversarie che nelle ultime gare non hanno dovuto tenere a bada Mario Balotelli, Kakà od El Shaarawy. Se gli infortuni hanno aiutato ad addolcire le critiche sull’arrivo dell’ex Juventus, divenuto fondamentale almeno da un punto di vista numerico, lo stesso non si può dire certo per le prestazioni del numero 9 rossonero. Ancora a secco di reti, spesso avulso dal gioco di Allegri, non sembra essere entrato nei meccanismi della squadra guidata dal livornese.
A ben guardare, però, la situazione di Alessandro Matri non è molto distante da quella vissuta da Gianpaolo Pazzini un anno fa. Il Pazzo, infatti, non aveva certo impressionato nel difficoltoso avvio di stagione del Milan rivoluzionato della scorsa stagione, anzi aveva attirato su di sé le critiche per l’onerosità del suo acquisto (un po’ come si criticano gli 11 milioni incassati da Agnelli e soci in agosto). Fatta salva la tripletta di Bologna che gli valse persino la chiamata in Nazionale, Pazzini non brillò certo per pericolosità e brillantezza nelle prime difficoltose partite del diavolo.
Mettendo accanto i due giocatori, inoltre, si nota come essi si assomiglino per caratteristiche tecniche e tattiche (motivo questo che ha scatenato la critica sull’acquisto di Matri). Ambedue sono attaccanti che esprimono il loro meglio quando la squadra li mette in condizione di fare bene, diventando letali in area di rigore e molto utili nella costruzione del gioco, mentre soffrono e non poco quando il pallone arriva dalle loro parti con difficoltà.
Parliamo di due prime punte vere e proprie, non di fantasisti dotati di tecnica sopraffina, due giocatori che non hanno il dribbling nel sangue e che fanno del lavoro sporco e del senso della posizione le loro doti migliori. Come Pazzini un anno fa seppe divenire fondamentale nella splendida rincorsa rossonera quando le cose iniziarono a girare, andando a segno a ripetizione dopo la sosta e con gol dal peso specifico importante, così il giudizio su Matri dev’essere rimandato al momento in cui (si spera) le cose in casa Milan inizieranno a volgere per il meglio.
Matri oggi, come Pazzini l’anno scorso, attende solo il momento in cui la squadra di Allegri saprà ritrovare il tanto invocato equilibrio, in cui la manovra diverrà più fluida, le occasioni da gol più copiose ed il gioco tale da mettere in condizione una prima punta pura di fare quello per cui è nata: mandare il pallone infondo al sacco.

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