Pavlovic: "Al Milan sto bene e voglio restare. Amorim mi piace, con lui è cambiato il nostro gioco"

Pavlovic: "Al Milan sto bene e voglio restare. Amorim mi piace, con lui è cambiato il nostro gioco"MilanNews.it
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di Redazione MilanNews
Alla vigilia di Juventus-Milan il difensore rossonero Strahinja Pavlovic è stato intervistato dai taccuini dei colleghi di Tuttosport

Il difensore del Milan Strahinja Pavlovic è stato intervistato in esclusiva dai taccuini dei colleghi di Tuttosport alla vigilia di una sfida importante e delicata come quella contro la Juventus, il vero primo big match della stagione. 

Pavlovic, è iniziato il suo terzo campionato in rossonero. Considerando il via vai delle ultime stagioni, ormai è da considerare un senatore. 
«Mi piace tanto stare qui e mi trovo benissimo a Milano, una città dove mi sono ambientato bene con la mia famiglia anche se da quando è nato mio figlio passo il tempo fra casa e Milanello». 
 
In estate qualche squadra ha provato a convincerla a lasciare il Milan? 
«Le opportunità ci sono sempre, ogni estate e capitano a tutti i giocatori. Ma io non volevo andare via, quando ho parlato la prima volta con Amorim ho capito di essere un giocatore importante per lui. Rinnovo? Qua sto bene e voglio restare». 
 
Com'è stato l'impatto di Amorim nello spogliatoio? 
«È un allenatore ancora giovane, mi piace perché si capisce che comprende bene cosa pensano e provano i calciatori. Sul campo, come è giusto che sia, è un duro e pretende il massimo, ma fuori è una persona gentile e cordiale». 
 
Il tecnico portoghese ha richieste tattiche molto diverse da Massimiliano Allegri: è difficile cambiare modo di giocare? 
«Siamo tutti professionisti e chi più, chi meno, abbiamo avuto diversi allenatori nelle nostre carriere, con differenti metodologie di lavoro. Abbiamo bisogno di tempo per imparare, ma penso che dopo due mesi si stiano già notando dei miglioramenti». 

La scorsa stagione aveva spiegato quanto fosse stato importante Allegri per farla crescere come difensore. 
«Assolutamente. Penso che per un difensore sia fondamentale fare un'esperienza in Italia e Allegri è uno degli allenatori più bravi nell'insegnare la fase difensiva. Con Amorim giochiamo di più con la palla e potrò sicuramente migliorare in altri aspetti». 
 
Lei però era abituato ad avere un tecnico con una predisposizione offensiva come Jaissle al Salisburgo. Vede delle similitudini? 
«In alcune cose devo dire che si assomigliano. Penso all'impostazione senza palla e al pressing costante. Però poi altre cose sono diverse, con Amorim difendiamo a tre, con Jaissle giocavamo a quattro». 
 
Con Torino e Venezia si è sganciato meno con la palla al piede rispetto a quanto faceva con Allegri. È una richiesta di Amorim? 
«È cambiato il gioco, prima eravamo bassi e partivamo in contropiede, ora giochiamo più alti e alle mie spalle ho più campo da coprire. Se prima potevo attaccare, sapendo di avere più compagni dietro di me, adesso so che se avanzo, posso scoprire la mia zona. Inoltre dopo due anni gli avversari conoscono le mie caratteristiche, quindi è più difficile sorprenderli». 
 
Dunque segnerà meno gol? Nel primo campionato di Serie A ne fece due, nello scorso cinque. 

«Guardi, se non segno mai, però vinciamo tutte le partite, va benissimo così». 
 
Parlando ancora di Allegri e della scorsa annata: lei si è dato una spiegazione sul crollo degli ultimi mesi? 

«È una cosa difficile da spiegare, anche io non capisco ancora oggi cosa sia successo col Cagliari all'ultima giornata: eravamo in casa, davanti ai nostri tifosi, contro una squadra già salva. Come diceva Allegri, il calcio l’ha inventato il Diavolo. Penso comunque che tutto sia cominciato dalla sconfitta con la Lazio dopo la vittoria nel derby di ritorno. Era la partita decisiva per provare a rientrare in lotta per lo scudetto, invece abbiamo perso e credo ci sia stato contraccolpo mentale. Inoltre pensavamo comunque di essere certi di entrare in Champions e abbiamo abbassato la concentrazione». 

Ha pesato l'infortunio che ha tolto dai giochi Modric nell'ultimo mese? 
«Molto, Luka era ed è il cuore della squadra». 

A Torino domani sera non troverà il suo amico Vlahovic. 
«Devo dire che non ci siamo affrontati spesso da avversari. Quando lui era in campo, io ero in panchina e viceversa; ci saremo incrociati per 30 minuti. Devo essere onesto, pensavo trovasse una squadra nei primi cinque campionati d'Europa, però avrà avuto i suoi motivi per andare al Besiktas. Penso che ritrovare Italiano, l'allenatore con cui era esploso alla Fiorentina, abbia influito. Gli faccio i miei migliori auguri». 

 Possiamo aspettarci un Juventus-Milan migliore rispetto alle sfide della scorsa stagione? 
«Sono stati due 0-0 diversi. A Torino meritavamo di più, abbiamo sbagliato un rigore e Leao ebbe due grandi occasioni. Al ritorno no, fu uno 0-0 davvero brutto. Sarà comunque una partita complicata, la Juve è una buona squadra, secondo me può lottare insieme a noi non solo per entrare in zona Champions, ma ambire a qualcosa di più. Ci sono sei-sette squadre che possono vincere, l'Inter è la favorita, però sarà una bella sfida. Questa è una delle cose belle del calcio italiano: non siamo più a 20-30 anni fa, quando la Serie A era la Premier di oggi; in Inghilterra hanno più soldi ed è difficile competere con loro, però poi secondo me viene il campionato italiano. È più livellato, ci sono sorprese; in Spagna, Francia e Germania vincono sempre le solite». 
 
Tornando alla Juventus, chi teme di più nei bianconeri? 
«Conceiçao è difficile da arginare, è veloce, calcia con entrambi i piedi, però penso che quest'anno la sua marcatura spetterà più a Bartesaghi o Estupinan. Mi piacciono molto Bremer e Lucumì, due fra i migliori difensori del campionato». 
 
A proposito di difensori, è arrivato Gila. Cosa pensa dei nuovi acquisti? 
«Mario mi piace, è forte così come Ramos. E presto scoprire anche gli altri. Però voglio spendere una parola per Cisse, mi ha davvero sorpreso: è giovane, ma sembra che abbia alle spalle 200 presenze in A». 

Cardinale domani sarà a Torino. Quanto è importante la sua presenza in questo inizio di stagione? 
«È sempre bello quando un proprietario sta così vicino alla squadra. Tutti abbiamo avuto modo di parlare più volte con lui, si vede che è felice, entusiasta, è carico di vivere questa esperienza in prima linea. E non vuole più vedere una stagione come quella passata. Vuole vincere come tutti noi, vogliamo fare bene in campionato e provare ad arrivare in fondo all'Europa League perché siamo il Milan».