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La schiettezza di Amorim ed il siparietto della formazione: al Milan serve questa terapia d'urto?

La schiettezza di Amorim ed il siparietto della formazione: al Milan serve questa terapia d'urto?MilanNews.it
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Oggi alle 17:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio
Amorim in conferenza non si nasconde, anzi. Si confronta e si dimostra aperto al dialogo. Vuole sincerità e onestà. Farà bene alla squadra?

Dopo l'amichevole tra Milan e Manchester United del 15 agosto mister Amorim, attraversando la pancia dello stadio polacco, aveva salutato con un sorriso i giornalisti al seguito dei Red Devils che fino a qualche mese prima vedeva ogni 3-4 giorni in conferenza. Il portoghese li aveva lasciati poi con una battuta: "Ora le conferenze sono più noiose, vero?". Dopo circa un mesetto da allenatore del Milan durante la stagione regolare capiamo benissimo cosa intendesse.

Spesso interviste e conferenze sono noiose, pre confezionate, prive di spunti e mai del tutto sincere. Ecco, Amorim è totalmente all'opposto. Ma non un opposto negativo; il portoghese si è dimostrato un opposto "positivo", con una dialettica forte ma comunque aperto al dialogo. Il siparietto odierno in conferenza su quella che è la miglior formazione possibile lo dimostra. Lo scambio tra l'allenatore ed uno dei giornalisti in sala non rende se riportato in forma scritta - vi invitiamo a rivedere il tutto in video - ma è stato simpatico ed è stato un punto di incontro tra due visioni opposte. Da una parte il pensiero di un po' tutto l'ambiente rossonero che ha visto nelle formazioni iniziali di Amorim delle scelte non proprio centrate, dall'altra le ragioni del mister, che ha spiegato come ogni settimana deve tener conto di tantissimi fattori diversi e non è così scontato come sembra mettere sul tavolo nel modo giusto tutte le tessere del puzzle.

Amorim ha poi sottolineato un altro passaggio fondamentale, facendo chiarezza sulle dichiarazioni della sera di Milan-Benfica: "Ho detto che quando si arriva in un nuovo club è impossibile avere tutte le caratteristiche giuste in ogni aspetto". Quindi i vari titoli come "Per Amorim il Milan non ha una rosa adatta al suo gioco" sono stati semplicistici e non del tutto attinenti alle dichiarazioni del mister. Anche qui ci ha tenuto a mettere i puntini sulle i, come quando prima di salutare tutti dice: "Per favore non scrivete che sto criticando i miei calciatori, sto facendo la cronaca della partita".

Questo perché pochi minuti prima aveva usato come esempi varie situazioni (Pulisic, Pavlovic, Cisse, Rabiot) accadute contro il Benfica per spiegare alcuni concetti e alcune delle sue idee. Effettivamente la frase più comune è: "Non mi piace parlare dei singoli". Amorim invece mette tutto in pubblica piazza, ma è evidente che questi non siano "panni sporchi". Sono fatti oggettivi e situazioni da analizzare per poter migliorare in tanti aspetti, in primis in quello dell'intesa. 

Un'altra parola chiave di questa confernza è stata "onestà". Amorim ha detto che alla fine della fiera quello che ricercano i calciatori, oltre ovviamente al tempo di gioco, è l'onestà e la capacità dell'allenatore di dire le cose chiaramente e in prima persona. Dal momento che è così sicuro e pacato nel farlo in pubblico immaginiamo che il portoghese sia così anche a Milanello. È ancora da capire che tipo di impatto avrà questo comportamento sulla squadra - negli ultimi anni abbiamo visto un gruppo non sempre propenso a volersi "piegare" alle logiche del nuovo allenatore - ma è indubbio che Amorim non ami fare tanti giri di parole.

È un po' quello che succedeva anche al Manchester United, e lì il tecnico parlava di "soffrire al momento per poi raccogliere i frutti dopo qualche mese" e che "avrebbe potuto far finta di niente e cambiare il suo approccio, ma che questo non avrebbe risolto nulla ma sarebbe stato invece solo un trascinarsi dietro i vari problemi". Per una squadra che in campo negli ultimi anni ha fatto davvero poco per rendere fieri i propri tifosi - l'ottavo e il quinto posto mica si cancellano - una terapia d'urto del genere potrebbe non essere poi così sbagliata.