Tonali e quel sogno di fine stagione: lui sa che vanno conquistati
Napoli-Milan 0-4 e Milan-Empoli 0-0, tutto nel giro di cinque giorni, è l'immagine limpida e chiara della stagione 2022/23 del Milan in Serie A. Tanto entusiasmo, picchi incredibili ma anche cali clamorosi. Non più sorpresa che sbanca i bookmakers, ma una realtà chiamata a ripetersi. E qui Pioli, la squadra, i dirigenti ed il Milan tutto hanno fallito. Ci sono ancora 9 gare di campionato e almeno 2 di Champions, è quindi superficiale e frettoloso voler arrivare ad un giudizio già netto, ma non è lesa maestà dire che il cammino in Serie A della squadra è molto al di sotto delle aspettative, e non parliamo solo di piazzamento e classifica.
Dopo Udine Ibra, un po' il papà del gruppo, ha ammesso che questa squadra era pronta per diventare Campione d'Italia, ma non per giocare da Campione d'Italia. Tradotto: dopo che hai vinto le pressioni aumentano in modo vertiginoso e un gruppo così giovane, magari non così tanto dal punto di vista anagrafico ma sicuramente da quello dell'esperienza, ha incontrato molte più difficoltà di quanto si aspettasse.
Ci sono però le eccezioni, ed una di queste è Sandro Tonali. Lui che quest'anno ha già indossato la fascia, pur non essendo capitano o vice designato (sono Calabria e Theo, ndr), è uno dei leader dello spogliatoio a prescinderle, anche senza averla al braccio. Lui che il Milan lo ha voluto fortemente, come ha confessato a Massimo Ambrosini: "Nell'estate 2020 avevo parlato tanto con mia mamma, la mia ragazza e il mio procuratore, sognavo il Milan. I primi giorni sono stati un delirio", ha imparato alla svelta che le "favole" nel calcio non esistono, si creano: "Il primo anno è stato difficile: dividere l'essere tifoso e giocatore non è stato semplice, però dopo un periodo di assestamento ce l'ho fatta. All'inizio era un peso indossare questa maglia, mi trovavo in un posto in cui dovevo cercare di non deludere. Ho avuto paura, arrivavo da Brescia, era tutto diverso, sono cambiato pure io con difficoltà e con alcuni ostacoli, ma con l'aiuto di Pioli ho superato tutto. Ho parlato tanto con il mister, mi ha aiutato tanto. E adesso sta facendo lo stesso con altri giocatori che stanno vivendo quello che ho passato io. Non ho mai pensato di non farcela, giocare con lo stadio vuoto mi ha aiutato all'inizio". Il secondo anno, la svolta: "Mi sentivo più sicuro e questo mi ha dato grande forza. La titolarità mi ha dato poi ulteriore fiducia. In quel momento avevo capito di aver fatto il salto di qualità. Non mi scordo i primi mesi al Milan, ma dal secondo anno ho tirato fuori quello che avevo dentro".
Lui che il Milan lo sente e lo vive come lo vivrebbero i 75mila presenti ogni domenica a San Siro, o i milioni di tifosi in giro per il mondo, riesce ad essere sempre onesto, senza nascondersi. Come lo era stato a settembre, quando qualche primo campanello d'allarme iniziava a palesarsi in modo tenue: "Siamo rientrati prima per sentire odore di Milanello e di calcio. Ora è un momento difficile fuori dal campo, bisogna essere bravi e lasciare tutto da parte, guardare solo noi e il Milan, lasciare alla spalle questo periodo. E' una cosa normale: dopo che si vince lo Scudetto, si torna sulle ali dell'entusiasmo. Non c'era la concentrazione giusta, siamo partiti come se fosse la 39esima giornata". Queste le parole dopo Atalanta-Milan 0-0 a Bergamo, partita che il Milan non aveva comunque affrontato in modo malvagio. Però ancora prima, molto prima, dell'ammissione di Ibra, Sandro aveva già captato qualcosa.
Onestà, appunto: "In 5 minuti di Milan-Roma è crollato il castello che avevamo creato. Non sono riuscito ancora a darmi una spiegazione. Ripenso agli allenamenti di quel periodo e non capisco come sia possibile" - ha detto Sandro parlando con Ambrosini - "Ci siamo sempre allenati al 100%, poi si arrivava alla partita e perdevamo fiducia, eravamo troppi fragili. La cura era tornare a vincere e tornare a giocare con coraggio. Non abbiamo dimenticato quel mese, lo abbiamo studiato e abbiamo preso piccole cose che vanno tenute sempre con noi. E' stata una follia avere quelle 7-8 partite, ne possono capitare due o tre, ma sette sono troppe".
Il numero 8 è calato ovviamente insieme alla squadra, ma è riuscito comunque ad essere sempre tra i più positivi: tatticamente quest'anno è cresciuto ancora di più, rendendosi utile in diverse zone del campo, centrali e laterali, e con compiti diversi, dal recupero palla all'inserimento in avanti. Il bottino personale, 2 gol e 5 assist, seppur discreto non può renderlo soddisfatto. Un calciatore con le sue qualità può incidere molto di più anche nel terzo finale di campo.
Poi, sempre nella lunga chiacchierata con Ambro, quel sussulto finale che non ti aspetti. Un pensiero, un sogno, che in tantissimi avranno avuto, ma che nessuno ha avuto il coraggio neanche di sussurrare, figuriamoci dirlo in pubblica piazza. Questo lo scambio con l'ex campione rossonero.
Sentiti libero di chiedere a Santa Lucia la prima cosa che ti viene in mente per il finale di stagione: “Saremo in finale di Champions?”.
Per vincerla? “Sì, chiaramente”.
Una domanda che fa capire come nel gruppo ci pensino e ci sperino. Ma Tonali sa, e l'ha vissuto sulla propria pelle (e anche sulla seconda, quella rossonera), che i sogni non vengono regalati, vanno conquistati. Mercoledì c'è la prima opportunità, da approcciare anche con un po' di incoscienza, quella sana.
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