Gli extraterrestri annientano il Milan
Non c'è più niente da fare, ma è stato bello sognare... Cantava così Bobby Solo quasi cinquanta anni fa, ma sono parole molto attuali dopo la netta sconfitta del Milan al Camp Nou: i rossoneri poco o nulla hanno potuto contro un Barcellona che ha fatto il Barcellona, ma la qualificazione è stata in bilico fino ai minuti di recupero della sfida di ritorno e sentire il pubblico del Camp Nou fischiare di paura sugli assalti finali del Milan dimostra che i rossoneri escono comunque a testa alta nonostante il 4-0, perchè hanno fatto soffrrie e sudare i migliori del mondo per conquistare la qualificazione e la bella vittoria dell'andata rimarrà una grande soddisfazione, anche se il capolavoro che tutti speravamo di veder concluso rimarrà un'eterna incompiuta. In fondo è finita come tutto il mondo pronosticava a dicembre, quando c'è stato il sorteggio e fino al 20 febbraio, giorno della partita di andata; il Milan era ritenuto da tutti una facile vittima sacrificale e il pronostico era tutto a favore dei blaugrana, poi è arrivata quella magica notte di febbraio in cui i rossoneri hanno fatto improvvisamente tornare sulla terra chi si riteneva un extraterrestre e hanno alimentato il sogno della clamorosa impresa di eliminare la squadra più forte del mondo, ma al Camp Nou i marziani si sono materializzati di nuovo con la loro classica maglia e non con quell'inguardabile casacca stile "operai dell'Anas" indossata a San Siro e hanno fatto capire che il Milan deve crescere ancora molto per arrivare davvero al loro livello. A proposito di Anas, i rossoneri sono finiti asfaltati sotto i colpi di Messi, che ha segnato le prime reti su azione ad una squadra italiana, ha fornito una prestazione mostruosa da autentico fuoriclasse e ha trascinato tutta la sua squadra alla rimonta. Prima di iniziare i processi al Milan e cercare colpevoli e capri espiatori, diciamo che la squadra di Allegri ha fatto quello che ha potuto, perchè quando il Barcellona gioca così è davvero difficile resistergli; certo si poteva replicare la prestazione perfetta dell'andata, ma il discorso è sempre lo stesso in questi casi: è il Milan che ha giocato peggio rispetto alla sfida di San Siro o è il Barcellona che ha giocato decisamente meglio e per questo ha messo sotto i rossoneri? Dove finiscono i demeriti della squadra di Allegri e iniziano i meriti di quella di Vilanova/Roura? Si è capito subito che sarebbe stata durissima, visto che il Barcellona ha segnato dopo soli cinque minuti, ha costretto Abbiati a due parate miracolose già nei primi quindici minuti e ha continuato a percuotere la difesa rossonera con il suo gioco stordente fatto di passaggi fitti e veloci che non si era mai visto a San Siro (e la domanda torna spontanea: per merito del Milan o per demerito di un Barcellona irriconoscibile?), fino a quando non è arrivato il raddoppio che ha rimesso in equilibrio il discorso qualificazione. Il secondo gol di Messi, però, è arrivato subito dopo il clamoroso palo colpito da Niang e in quel momento si è capito che il destino del Milan era segnato e, infatti, nella ripresa sono arrivati i gol che hanno sancito l'eliminazione dei rossoneri, che comporta una delusione almeno pari all'illusione creata dalla vittoria dell'andata, ma non deve deprimere più di tanto, perchè la sensazione è che fermare questo Barcellona sarebbe stato arduo per chiunque, a maggior ragione per una squadra giovane e con poca esperienza internazionale in molti suoi giocatori.
Allegri risolve i pochi dubbi della vigilia schierando Constant a sinistra in difesa (con De Sciglio in panchina), il recuperato Mexes centrale e Niang al centro dell'attacco; tutto confermato negli altri ruoli, con Abate e destra, Zapata centrale, un centrocampo con Montolivo, Flamini e Ambrosini e El Shaarawy e Boateng a completare il reparto offensivo. Camp Nou pieno e spettacolare coreografia ad inizio partita, ma nella bolgia catalana si fanno sentire anche i tifosi rossoneri, giunti a Barcellona con la grande speranza di vedere il Milan portare a compimento un'impresa che sembrava impossibile ma che il 2-0 dell'andata ha improvvisamente reso realizzabile, anche se la sfida di San Siro era solo il "primo tempo" di una partita di 180 minuti che deve ancora giocarsi per metà. Inoltre alcuni inquietanti precedenti del Milan (La Coruna, Istanbul, Londra un anno fa) non permettono di stare tranquilli e nemmeno l'apparente crisi del Barcellona convince più di tanto; meglio non farsi illusioni, ma la speranza c'è, alimentata dal fatto che in Champions League nessuna squadra ha mai passato il turno dopo aver perso 2-0 all'andata.
La partita, però, diventa ben presto un'autentica Via Crucis per i rossoneri, visto che succede proprio la cosa che andava assolutamente evitata, cioè far segnare subito il Barcellona; sarebbe stato fondamentale passare indenni almeno i primi venti minuti, invece dopo soli cinque giri della lancette, Messi, circondato da cinque avversari, riesce non si sa come a trovare lo spiraglio per indirizzare la palla all'incrocio e realizzare il primo gol su azione ad una squadra italiana. Da quel momento in poi è una lenta agonia per il Milan, che non riesce ad arginare la marea blaugrana come aveva fatto egregiamente a San Siro e fatica a passare la metà campo, ma quando ci riesce fa male e conferma che dietro il Barcellona non è invulnerabile, però El Shaarawy conclude in modo troppo morbido per insidiare Victor Valdes. Abbiati tiene in vita le speranze deviando sulla traversa un tiro di Iniesta e toccando di quel tanto che basta a spedire in angolo un siluro di Xavi, ma si capisce che il Milan non può reggere ancora molto, visto che è accerchiato da tutte le parti e stordito dal pressing catalano, che consente di recuperare immediatamante il pallone a ridosso dell'area rossonera. I difensori del Milan vanno spesso in confusione, come dimostra un mezzo disastro combinato da Abate e Constant che, per fortuna, non procura danni irreparabili ma solo un altro spavento; non c'è più la compattezza e la solidità difensiva vista a San Siro e i rossoneri traballano pericolosamente, ma ogni tanto mettono il naso nella metà campo avversaria e hanno l'occasione di far male: ancora El Sharaawy, servito da Mexes, impegna Valdes, poi un errore di Mascherano a centrocampo spalanca la via verso la rete a Niang, che si invola palla al piede, entra in area, ma invece di segnare centra in pieno il palo; purtroppo il giovane francese ha avuto tutto il tempo di pensare e ragionare, in quei lunghi secondi in cui stava volando verso la porta e la gloria e, forse, ha avuto paura di sbagliare e, come sempre accade in questi casi, ha sbagliato davvero, divorandosi il gol qualificazione che avrebbe messo in seria difficoltà il Barcellona. Errore di inesperienza, errore di gioventù, errore tipico di un diciottenne catapultato sul palcoscenico del Camp Nou che fa tremare le gambe anche a giocatori più esperti, ma sempre di errore grave si tratta e fa venire il rimpianto dei tanti assenti (Pazzini o Balotelli) che forse quel pallone lo avrebbero spedito in rete. Come se non bastasse, scatta impietosa la dura legge del "gol sbagliato, gol subito" e sul rovesciamento di fronte Messi fulmina ancora Abbiati con un'altra conclusione imparabile e riporta il Barcellona alla pari con il Milan già prima della fine del primo tempo.
Risultato rimesso in equilibrio, morale delle due squadre completamente ribaltato: i catalani hanno ritrovato certezze, sicurezze ed entusiasmo; i rossoneri sono smarriti e storditi dalla doppia sberla, ma devono ritrovarsi e rimettersi in carreggiata, perchè ora non basta più difendersi e chiudersi, ma bisogna assolutamente provare a segnare per conquistare una qualificazione ormai a rischio. Il copione, però, non cambia nella ripresa ed è il solito immenso Messi a provarci dopo tre minuti, con una progressione delle sue e tiro in porta fortunatamente debole e centrale. Il Barcellona vola sulle ali dell'entusiasmo, ma non ha più l'urgenza di segnare e prova a rallentare il ritmo per far uscire il Milan e trovare qualche spazio più largo in cui infilarsi. I rossoneri ci provano, ma sono in costante affanno e mancano fantasia ed inventiva per mettere davvero in difficoltà gli scatenati avversari, che dopo soli dieci minuti completano la rimonta: Xavi verticalizza per Villa, Constant va a vuoto e lascia via libera all'attaccante che non si fa pregare e infila Abbiati in diagonale. Ora è davvero durissima, ma Allegri ci prova, mandando in campo Muntari e Robinho al posto di uno stanco Ambrosini e di Niang che è chiaramente depresso dal clamoroso errore del primo tempo. Messi continua ad incantare i propri tifosi e a far ammattire la difesa rossonera, sfiorando un altro gol da applausi e il Barcellona ora rallenta, perchè sta dominando la partita, ma la qualificazione è ancora in bilico e un gol del Milan basterebbe a metterlo ancora nei guai. Meglio stare attenti, quindi, mentre Allegri tenta il tutto per tutto e manda in campo l'ex Bojan al posto di Flamini, sbilanciando la squadra alla ricerca del gol qualificazione. Come sempre lo spagnolo ha un buon impatto sulla partita e da una sua iniziativa sulla sinistra nasce la migliore occasione per i rossoneri, ma sul suo traversone basso Robinho si fa impattare il tentativo di conclusione da un difensore. Il Milan ci prova, spinge, costringe il Barcellona a difendersi e il pubblico del Camp Nou fischia le avanzate dei rossoneri, ma sono fischi di paura di chi sa che nulla è ancora conquistato e che un episodio può cambiare di nuovo tutto. L'assalto del Milan è disordinato e confuso, ma almeno i rossoneri ci provano e la paura dei catalani si dissolve solo in pieno recupero, quando una punizione battuta in modo incomprensibile e inguardabile da Robinho consente il contropiede del Barcellona, che prende d'infilata la sbilanciata retroguardia rossonera e consente a Jordi Alba di segnare il gol del 4-0 che fa calare definitivamente il sipario sulla sfida e sui sogni di gloria del Milan.
Finisce come doveva finire, cioè con il trionfo del Barcellona, dei migliori, dei più forti, dei marziani, degli extraterrestri, ma il Milan non deve sentirsi umiliato, nonostante il netto 4-0; ha tenuto in vita la speranza di qualificarsi ancor più a lungo rispetto alla scorsa stagione, in pratica fino all'ultimo minuto di recupero e ciò è già un grande merito; ha vinto in modo splendido la partita di andata, ha fatto soffrire la squadra più forte del mondo e ha pagato un po' di inesperienza in partite di questo livello. In questo momento la delusione è tanta, ma poi bisogna anche ragionare un po' sull'andamento di questo turno e ammettere che il Milan ha comunque fatto complessivamente una bella figura ed esce a testa alta, consapevole del fatto che normali terrestri possono fare poco quando i marziani scatenano tutta la loro forza. Grazie lo stesso, ragazzi, è stato bello sognare e anche se il sogno si è trasformato in incubo, non bisogna fare drammi per un'eliminazione che tutti consideravano scontata fino al 20 febbraio ed è puntualmente arrivata, anche se in questo momento la delusione fa male proprio a causa dell'illusione; abbiamo scoperto che i marziani esistono davvero, ma abbiamo venduto cara la pelle e il fatto di avere rimpianti dimostra che il Milan ha comunque fatto una bella figura e merita l'onore delle armi, perchè il Barcellona ha dovuto riscoprirsi grande e sfoderare una prestazione mostruosa per riuscire a proseguire il cammino in Champions League, competizione alla quale il Milan dice arrivederci, perchè ora c'è tanta voglia in tutti di esserci anche il prossimo anno, magari per tornare ancora una volta al Camp Nou a prendersi la rivincita, ma per farlo bisogna dimenticare in fretta questa notte da incubo e concentrarsi sul campionato, perchè per fortuna di Messi ce n'è uno solo al mondo e per questa stagione non lo vedremo più!

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