ESCLUSIVA MN - Bucchioni: "Jovic innalza il tasso tecnico. Ecco cosa mi disse su di lui Ancelotti"
La ricerca del nuovo attaccante è arrivata fino sul rettilineo finale. Il Milan, a meno di due ore dal gong del calciomercato, ha messo sotto contratto Luka Jovic, in arrivo dalla Fiorentina. Questo il pensiero del giornalista Enzo Bucchioni intervistato in esclusiva dalla redazione di MilanNews.it. Le sue parole.
Il tuo giudizio rispetto all’operazione Jovic?
“Credo proprio che partirà come alternativa a Giroud. A Firenze non è scattata la scintilla, ma…”.
Ma?
“Una volta parlai di lui con Ancelotti, non l’ultimo arrivato. Mi disse che tecnicamente è un ottimo giocatore, il problema è che non possiede la grinta e la costanza che serve nel calcio moderno. Per questo ha perso il Madrid…”.
Nemmeno alla Fiorentina, appunto, ha brillato…
“E per i tifosi della Viola si è trattato di una delusione, così come per il giocatore stesso: poteva subito cancellare l’esperienza non positiva con il Real. Però, magari, stimolato dal blasone del Milan, può ribaltare completamente ogni forma di scetticismo”.
Le sue caratteristiche principali?
“È un centravanti. Non è molto mobile. A livello tecnico, innalza il tasso qualitativo. Magari davanti, insieme al parco di esterni offensivi rossonero, può migliorare complessivamente. Gli mancano grinta e continuità. Pioli dovrà fare su di lui anche un lavoro di motivazione”.
Come commenti il sorteggio Champions del Milan?
“Poteva andare meglio ai rossoneri, ma poteva andare ancor meglio alle squadre che lo hanno incontrato. Non diamo per scontata l’eliminazione del Milan”.
Un tuo parere sul mercato del Milan?
“Ottimo. Voto dieci con lode, giudizio eccellente. Niente da dire. Ha agito un algoritmo tecnologico? Sarà pure vero, io però dietro ci vedo anche grande sapienza calcistica. Hai innanzitutto trattenuto Leao, ambito dai più. Poi hai costruito un centrocampo da capogiro, con Reijnders e Loftus-Cheek. Davanti alcuni criticavano la dipartita di Brahim Diaz in favore di Pulisic: io ero tra i pochi che sostenevano che lo statunitense fosse più continuo e performante rispetto all’iberico. L’unico dubbio era legato a come avrebbe potuto coesistere tutti insieme Pioli, che ci ha stupito in positivo nelle prime due partite”.

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