MN - Baresi: “Balotelli? Forse ancora nessun è riuscito a toccargli le corde giuste”
In occasione della visita alla scuola calcio “GE.CA” di Sant’Antonio Abate (NA), l’ex capitano rossonero Franco Baresi, è stato accolto dai soci del Milan Club Angri “Nereo Rocco” e dall’affetto dei tifosi locali (come si vede dalla foto). Baresi ha poi parlato ai microfoni di MilanNews.it delle tematiche attuali.
Cosa pensa di Romagnoli? Può essere il nuovo Baresi?
“Romagnoli è un ottimo difensore. Ha 21 anni e ha ampi margini di crescita. Può diventare il perno della difesa del Milan e della Nazionale”.
Cosa pensa di Balotelli?
“Ha buone qualità, ma forse ancora nessun allenatore è riuscito a toccargli le corde giuste”.
Quali sono i giocatori più forti con la quale ha giocato?
“Non è facile scegliere, ho giocato insieme a tanti campioni. Se proprio devo dire un nome, per ciò che mi ha trasmesso, dico Gianni Rivera. Avevo 18 anni ed ero al mio primo anno in prima squadra mentre lui era capitano ed era all’ultimo anno. Anche se le nostre strade si sono incrociate per poco tempo lui è stato molto importante per me, perché ho imparato molto da lui. Era bravo con i compagni e sapeva gestire benissimo lo spogliatoio. E’ stato bello giocare tanti anni con un gruppo di italiani forti ma soprattutto impeccabili dal punto di vista professionale”.
Pensa che nel settore giovanile può esserci qualche giocatore che possa ripercorrere le orme sue, di Maldini e di Albertini, da giocatore del vivaio a colonna portante della prima squadra?
“Credo che il Milan già ora abbia buoni giocatori provenienti dal settore giovanile: De Sciglio, Abate, Donnarumma. Non è mai facile venire fuori dal settore giovanile ed andare direttamente in prima squadra. Più facile magari è andare in prestito in squadre minori ed acquisire esperienza, per poi tornare in prima squadra. Il Milan lavora ed investe molto per il settore giovanile e credo che ci sono ragazzi molto interessanti che possono avere un futuro in prima squadra”.
Qual è la vittoria che ricorda con più piacere e la sconfitta che ricorda con più dispiacere?
“Di vittorie ce ne sono state tante, ma quella che ricordo con più piacere è stata la prima Coppa Campioni nel 1989 con lo Steaua. Non la vincevamo da 20 anni, i tifosi la aspettavano. Ci fu un’invasione rossonera al Nou Camp e fu tutto molto emozionante. Di finali scottanti, invece, ne ho giocate tante, ma quella che mi brucia di più è quella col Marsiglia del 1993, che tuttora rifarei. Il Milan meritava qualcosa di più in quell’occasione,era sicuramente la squadra migliore”.
Quali emozioni ha provato il giorno del ritiro dal calcio?
“È sempre un momento molto particolare, ti prepari a dire basta…è la vita! Stadio pieno, tanti amici e compagni, tutti là per te: fu una serata moto bella ed emozionante”.
Non è andata altrettanto bene al suo collega Paolo Maldini…
“Paolo credo che sappia che il 99,99% dei tifosi sa chi è e cosa ha fatto per questa maglia. E’ stato un grandissimo della storia del Milan, ed una frangia lo ha volutamente contestato in quella partita. Ma lui sa che per tutti i tifosi è un’icona”.
Cosa pensa del progetto Milan nelle scuole calcio?
“È un progetto molto serio e ambizioso. Serve per la crescita del bambino ed è fondamentale che egli si diverta innanzitutto,se poi diventa un campione, meglio ancora. Noi vogliamo stare vicini a queste realtà, trasmettere determinati valori. Naturalmente un ruolo fondamentale ce l’hanno i genitori, unitamente alla scuola ed a tutte quelle associazione,religiose e non,con finalità socio-aggregative,che devono contribuire in questo processo di crescita educativa dei ragazzi.
Quando visito queste realtà, torno indietro negli anni perché anche io ho iniziato come loro e cerco di trasmettere quello che bisogna riuscire a fare per raggiungere determinati traguardi:impegnarsi negli studi dando sempre il massimo,la buona condotta, la lealtà, il sacrificio, la passione e l’entusiasmo sono valori che bisogna saper alimentare nei giovani. L’entusiasmo all’inizio non manca mai, poi però può rischiare di calare nel tempo: questo perché non siamo bravi a gestire i ragazzi e a trasmettere loro quella passione e quell’entusiasmo che va messo in ogni cosa. Abbiamo questa responsabilità, vogliamo dare loro questa grande opportunità, per insegnare i nostri metodi per crescere forti dentro; e poi, ovviamente, vogliamo dare l’input per farli diventare professionisti. È una speranza anche nostra e il Milan è vicino a tutti questi ragazzi”.
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