Fonseca: "Due anni fa mi chiamarono al Milan per un motivo. Ho sempre difeso il club, che è la cosa più importante"

Fonseca: "Due anni fa mi chiamarono al Milan per un motivo. Ho sempre difeso il club, che è la cosa più importante"MilanNews.it
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Oggi alle 09:12Gli ex
di Lorenzo De Angelis
L'ex allenatore del Milan Paulo Fonseca è tornato a parlare della sua esperienza in rossonero, scandita da una parola: rimpianto

Intervistato dai colleghi di SportWeek, l'ex allenatore del Milan Paulo Fonseca ha parlato della sua turbolenta esperienza in rossonero definendola un vero e proprio rimpianto, dicendo: "Sono deluso, sì, perché due anni fa venni chiamato per un motivo: cambiare lo stile di gioco della squadra. "Vogliamo che il Milan diventi dominante, che abbia la palla e giochi nella metà campo avversaria", mi fu detto dal club. Perfetto, risposi, è la mia stessa idea di calcio. Ma la verità è che per cambiare ci vuole tempo e giocare questo calcio in Italia non è facile. Per riuscirci bisogna cambiare prima di tutto la testa dei giocatori. Vi sembrerò arrogante, ma io ero avviato su quella strada e, dopo di me, non ho mai più visto il Milan esprimere la qualità di gioco mostrata con il sottoscritto in panchina". 

Di seguito altri estratti della sua intervista. 

Non solo gioco, ma anche vittorie come il 3-1 a Madrid contro il Real.
"Avevamo già disputato un precampionato straordinario, battendo Manchester City, Real e Barcellona e lanciando giovani come Liberali, che poi ho fatto esordire in Serie A. Abbiamo giocato molto bene in tante partite, ma per farlo in un certo modo con continuità devi crederci e avere tempo a disposizione".

A lei non è stato concesso: a dicembre 2024 viene esonerato dopo un pareggio casalingo con la Roma.
"Sono andato via molto calmo perché ho fatto di tutto per cambiare il Milan. Per difenderlo. Sono uscito con la coscienza a posto perché ho sempre messo il Milan davanti a tutti, e non era facile. Ho sempre difeso il club prima dei giocatori. I giocatori non sono più importanti del Milan. In Italia, invece, spesso i giocatori "pesano" più del club. Se qualcuno, pure forte, non meritava, con me non giocava, perché nessun calciatore è più grande del Milan. Sono stato criticato per questo, ma io ho avuto il coraggio di difendere il Milan. Spero che tutti abbiano capito che non puoi permetterti di avere elementi che non danno tutto per il Milan. Il PSG ha vinto due Champions di fila dopo aver mandato via i giocatori che non correvano. A Parigi hanno capito che nessun giocatore è più importante della squadra. Non so se anche a Milano hanno capito".

Dice di aver difeso il Milan: il Milan, invece, ha difeso Fonseca?
"Mi sembra che le cose adesso siano un po' diverse, perché ho visto che Amorim è arrivato a Milanello e c'era Cardinale ad attenderlo. Quando arrivai io non c'era nessuno". 

Se ripensa alla sua esperienza al Milan è più orgoglioso per aver giocato e vinto partite come quella di Madrid o deluso per come è finita?
"Sarò onesto: le due cose insieme". 

Nella conferenza stampa di presentazione al Milan, Amorim ha detto che voi allenatori portoghesi parlate molto con igiocatori, e non soltanto di questioni di calcio, ma preoccupandovi in generale del loro benessere.
"Cerchiamo di essere vicini ai giocatori senza interferire però nella loro vita privata. Per me, almeno, è così. Mi piace sapere cosa gli succede fuori dal campo, come va in famiglia, ma evito distargli troppo addosso. In generale, noi portoghesi siamo attenti alla disciplina". 

È vero anche che siete passionali e diretti?
"È vero. Per me è sempre stato cosi. Quando devo dire qualcosa a qualcuno. lo faccio di fronte a tutti gli altri gioca-tori. Non mi interessa se è il calciatore più importante della squadra. Se devo parlare per il bene del gruppo, lo faccio davanti a tutti. E se sono costretto a dire qualcosa che a qualcuno non piace, fa niente: la verità può far male, ma resta l'elemento più importante tra persone che lavorano insieme. Al mio ultimo giorno da allenatore, mi volterà indietro e sono sicuro che potrò dire di non aver forse preso la decisione giusta in qualche occasione, ma di essere rimasto sempre coerente e termo".