Licari ricorda: "Quando mai la Serie A si era schierata contro una scelta? Mancini dovrà farsi perdonare"
Fabio Licari, giornalista, si è così espresso su La Gazzetta dello Sport sull'inizio del percorso della Nazionale di Mancini: "Siamo tutti manciniani e non è una frase strappata per ruffianeria al discorso di Kennedy a Berlino. Siamo tutti manciniani perché ne abbiamo bisogno: non possiamo più assistere al precipitare inarrestabile di un’Italia che dal 2012 ha collezionato quasi sempre brutte figure, saltato tre Mondiali e vinto niente, se si esclude l’Europeo di Wembley conquistato proprio da Mancini. Sempre tornando a Kennedy, però, c’è un’altra frase dell’allora presidente che si adatta bene a questa vigilia: una prima di Nations che sarebbe d’ordinaria amministrazione se non fosse che per noi ogni partita è ormai una svolta. "Non chiederti quello che lo Stato può fare per te, chiedi cosa tu puoi fare per lo Stato": trasposta in azzurro, significa che devono fare qualcosa per noi sia il ct sia i giocatori. Devono riconquistarci. Restituire un amore non perduto, ma appassito dal tempo. E se finisce la Nazionale, la squadra di tutti, finisce la poesia, finisce tutto.
Così Italia-Belgio diventa una partitissima. Quella della ripartenza. "Si vince giocando bene e dando spettacolo" è il manifesto di questo Mancini-bis: il ct ha fortissimamente voluto una panchina mai così contesa. Quando mai la Serie A si era schierata contro una scelta? Mancini dovrà lavorare anche per farsi perdonare e recuperare condivisione. Non c’è rimedio migliore di un’Italia che faccia sognare. Nessuno può promettere un successo, neanche la Spagna, ma dare spettacolo, far sognare, questo sì. Si può. Atteggiamento. Voglia. Mancini c’era riuscito tra il 2018 e il ’21, quando le sue visioni – doppio play, possesso, palleggio, attacco a prescindere – s’erano materializzate nell’Italia moderna forse più bella. Non può che essere quello il punto di partenza, non il secondo Mancini sfocato e meno ispirato".

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