Pasotto: "Ai suoi collaboratori Cardinale ha confidato di essersi stupito di se stesso"
Marco Pasotto, giornalista, si è così espresso su La Gazzetta dello Sport sulle nuove modalità di gestire il Milan da parte di Cardinale: "Ai suoi collaboratori Cardinale ha confidato di essersi stupito di se stesso. Nel senso che lungo la sua carriera professionale, si è sempre occupato in prima persona dei propri affari, mentre nel caso del Milan si è evidentemente reso conto di esserci stato meno del necessario. Qualcosa di insolito, insomma, per le sue abitudini. In pratica c'è la consapevolezza che il Milan non era mai stato realmente il "suo" Milan. Troppa assenza in termini pratici, troppa distanza dal mondo rossonero che ha bisogno di una proprietà vicina: quando si può, anche fisicamente, altrimenti occorre comunque una base solida nella consapevolezza che l'azionista di maggioranza è ben presente nella vita del club. Per Cardinale l'azzeramento del management di fine maggio è stato in pratica il primo vero giorno al comando del Diavolo".
Vincere, non perdere
"Messo così, sembra uno slogan paradossale. Un'ovvietà. All'interno di queste tre parole - spiega Pasotto - in realtà si nasconde una reazione profonda all'andamento sportivo dell'ultima stagione. Ed è una reazione anche alle accuse dei tifosi, che in questi anni gli hanno rimproverato di badare maggiormente al bilancio rispetto ai risultati sul campo. Cardinale si è sempre considerato un imprenditore vincente, che detesta perdere. L'ultima annata del Milan ha offerto un calcio guardingo, che oltretutto non ha pagato. Ecco perché Gerry sottolinea con vigore la differenza tra vincere e non perdere. Due concetti molto diversi".

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