Ravelli: "Ora al Milan si inizia a parlare la stessa lingua. C'è una visione condivisa e tutto viene concordato con Amorim"

Ravelli: "Ora al Milan si inizia a parlare la stessa lingua. C'è una visione condivisa e tutto viene concordato con Amorim"MilanNews.it
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La giornalista Arianna Ravelli mette in risalto che al Milan sembra esserci ora finalmente unità d'intenti e una visione condivisa

Arianna Ravelli, sulle pagine della Gazzetta dello Sport, ha commentato così il colpo di mercato del Milan che ha preso Gonçalo Ramos dal PSG: "L’altro indizio del nuovo corso rossonero è che il proprietario è molto più presente, più vicino alla squadra e al centro delle decisioni. Il che, come si è visto anche a Roma con i Friedkin, è sempre una buona cosa. Dopo mesi in cui il Milan è sembrato attraversato da correnti diverse, adesso (almeno) proprietà, allenatore e dirigenza parlano la stessa lingua. Che sicuramente non è l’italiano, ma non sarà l’idioma un problema. Cardinale ha costruito un’organizzazione ispirata ai grandi modelli internazionali, ma la Serie A continua ad avere regole non scritte, relazioni, dinamiche e tempi molto particolari. Serviranno competenza, capacità di ascolto e anche un po’ di umiltà.

Tutto nasce però da una visione condivisa, tutto viene concordato con Amorim: Ramos, per esempio, era in cima alla sua lista di preferenze, anche perché, da portoghesi, lo conosce personalmente. Nel Milan recente non sempre chi comprava, chi allenava e chi gestiva ha avuto una sola voce. Ma l’unità d’intenti da sola non basta. E qui sarà necessario confermare quanto si annuncia: anche se ci dovessero essere dei passi falsi all’inizio, la proprietà sosterrà le sue scelte, a partire dall’allenatore, con forza. Dall’altra parte, se invece si dovesse vedere una debolezza societaria, si dovrà avere la forza di aggiustare e, se necessario, aggiungere qualche innesto.

Infine ci sono le incertezze legate al mercato. Se davvero il Milan dovesse salutare alcuni dei suoi uomini migliori, da Modric a Maignan a Rabiot, cambierebbe profondamente la fisionomia tecnica e anche la leadership dello spogliatoio. Sostituire questi giocatori non sarebbe facile, ma ancora più importante sarebbe mandare un messaggio chiaro all’interno e all’esterno: ovvero che i giocatori con contratti in essere se ne vanno dal Milan solo se il club è d’accordo, o ha già trovato alternative, e non per i desideri altrui. Sarebbe un bel segnale di fermezza. Per questo il nuovo Milan parte con un patrimonio prezioso: un’idea chiara. È più di quanto avesse dodici mesi fa. Ma un’idea, da sola, non vince le partite".