Repice rende omaggio a Baresi con una dedica sentita e piena di emozione
Il noto radiocronista Francesco Repice ha reso omaggio a Franco Baresi con una lunga dedica, sentita e ricca di emozioni, che ha recitato con il suo solito trasporto. Di seguito il testo ed il video.
"Alza quel braccio, capitano. Perché il 9 è oltre la linea, perché il pericolo lo senti prima ancora che arrivi. Accorcia il campo, capitano: portiamoli dove vogliamo noi, in quei pochi metri dove il calcio diventa intelligenza, lettura, sacrificio.
Allunga il passo, perché quel numero 7 è un fulmine e corre verso la nostra area con il vento nelle gambe. Qualcuno dovrà fermarlo, ma prima ancora qualcuno dovrà capirlo. E quel qualcuno sei tu.
Dirigi tu l’orchestra, capitano. Decidi se la linea deve salire, se dobbiamo avanzare tutti insieme o difendere il nostro destino davanti alla porta. Sei tu il comandamento della difesa, l’uomo che trasforma undici giocatori in una squadra.
Ti hanno detto che dovevi correre come altri, che dovevi somigliare a chi aveva fatto della sofferenza una bandiera. Altri, anni prima, avevano immaginato per te un ruolo diverso, perché vedevano nei tuoi piedi la calma di un centrocampista, la capacità di giocare il pallone senza nemmeno doverlo guardare.
Ma tu eri altro. Tu eri un difensore capace di pensare prima degli altri, di vincere senza fare rumore, di comandare con una parola, con uno sguardo, con un passo avanti.
San Siro era casa tua, il palcoscenico delle notti più grandi, il luogo dove campionati e coppe diventavano memoria. E ci sono immagini che restano per sempre: una fascia al braccio, una maglia rossonera, una carezza, una lacrima condivisa con chi ha vissuto quelle battaglie accanto a te.
Un rigore sbagliato, capitano, non può cancellare una vita intera. Non può sfiorare la grandezza di un uomo che ha insegnato cosa significa essere un leader.
E ora che il viaggio continua, i fratelli che hanno corso con te, quelli che hanno difeso la stessa porta e lo stesso sogno, lo sanno già. Ti stanno aspettando.
Perché un diavolo, alla fine, in paradiso ci sta bene. Soprattutto se quel diavolo ha passato una vita a comandare la linea difensiva.
Per sempre, capitano".
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