A San Siro torna Kakà ma non il Milan: un passo in avanti non cancella i difetti
La gemma purissima di Kakà avrebbe potuto portare tre punti d'oro ai rossoneri, ma il castello di carte è caduto per l'ennesima volta, così come le dolci aleatorie illusioni. Il gol di Ciani, il diciassettesimo subito in dieci partite (il sesto di testa), ha affossato nuovamente l'undici di Allegri, frastornato dalla solita doccia fredda tanto da rischiare addirittura la sconfitta. E' inutile godersi i gioielli quando manca la benzina, l'energia per portare a casa i risultati: la classifica ora è sempre più deficitaria, visti i tredici punti che distanziano i rossoneri da un utopico terzo posto. La sensazione, anche giudicando il ruolino di marcia delle prime, è che l'unico obiettivo accarezzabile sia il raggiungimento dell'Europa League, comunque lontana sette lunghezze. Urge però una scossa rapida ed incisiva, altrimenti anche questo traguardo diventerà irraggiungibile.
Il Milan deve guardare dentro sé stesso e provare a crescere, anche riconoscendo quelli che sono i suoi limiti, difensivi e tattici. Quella che era stata una squadra contro il Barcellona, cattiva e determinata, si è sciolta come neve al sole a Parma, riuscendo a fare soltanto un mezzo passo in avanti con la Lazio. Troppo lenta la manovra, poche le vere occasioni da gol, tanto che la gara è stata sbloccata da una magia, un po' come accaduto contro Sampdoria e Udinese. Sabato, con una Fiorentina in gran stato di forma, sarà necessario un Milan di tutt'altro spessore, altrimenti il rischio crollo sarebbe più che concreto. Giusto abbracciare con gioia il ritorno in auge di Kakà, ma ora serve al più presto il ritorno del Milan.

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