L'addio all'unico insostituibile
La bomba ad orologeria legata ad Adriano Galliani è esplosa, le dichiarazioni dell'ad rossonero hanno confermato una notizia che era nell'aria. La lunga storia d'amore fra Galliani ed il Milan giunge al termine dopo quasi vent'otto anni fra alti e bassi, ma pressoché sempre ai vertici del calcio che conta. Negli ultimi anni i tifosi del diavolo si sono dovuti abituare agli addii dolorosi, da Shevchenko nel 2006, passando per Kakà ed Ancelotti nel 2009, Pirlo due anni dopo, Thiago, Ibra ed i senatori nel 2012, finendo con capitan Ambrosini la scorsa primavera. Tutti saluti bagnati da lacrime, tanti rimpianti, molte critiche e spesso la sensazione di assistere a perdite irrimediabili. Eppure, nonostante si parli di campioni assoluti, di colonne fondamentali dell'ultimo decennio rossonero, il Milan ha sempre rialzato la testa, rimanendo sempre e comunque in alto, a lottare per traguardi importanti, seduto nel salotto buono d'Europa. Oggi, però, il diavolo saluta l'unico vero insostituibile, l'uomo cui ci si è appoggiati in questi anni, l'architrave che ha tenuto in piedi la "baracca" anche quando sembrava incredilmente traballante. Adriano Galliani è stato architetto perfetto, paracolpi nei periodi più complicati ed assistman inimitabile per chi di dovere nei momenti di giubilo. Rinunciare oggi a quello che viene definito il miglior dirigente d'Italia (e non solo aggiungeremmo noi) sembra un rischio cui il Milan, specie quello rabberciato di questo periodo, non possa esporsi.
Rinunciare alla sapienza tecnica, all'esperienza, ai contatti ed a tutte le qualità di un uomo come Galliani è un azzardo che pare insensato. Il Massimo dirigente rossonero è colui il quale ha tenuto in alto il Milan quando Silvio Berlusconi, per ovvii motivi, se n'è allontanato, quando la proprietà ha ridotto gli investimenti. Porte che ad altri dirigenti appaiono invalicabili, si aprono come per incanto di fronte a quella cravatta gialla. Di miracoli ne ha fatti Galliani, per ricordare gli ultimi ha condotto alla corte del diavolo Ibra e Balo quando sembrava impossibile ed ha riportato il figliol prodigo Kakà all'ombra della Madonnina gratis. Di errori ne ha fatti, intendiamoci, soprattutto nella gestione di alcuni senatori, Maldini su tutti, per non parlare di Pirlo ed Ambrosini, ma la bilancia pende nettamente dal lato dei successi.
Il diavolo in questi anni ha dovuto rinunciare ai suoi uomini migliori, ma nulla è nemmeno minimamente paragonabile alla perdita di tutte le qualità di un dirigente unico, un uomo incredibile, un manager inarrivabile come Adriano Galliani

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