Di Marzio: "Kakà, tra la MLS e la scelta di cuore di nome Milan"
Riccardino cuor di Milan si trova di fronte a un altro bivio. Tre mesi per decidere se restare rossonero, non pensando subito ai soldi americani e accettando una stagione senza Champions ma con l'affetto di chi gli vuole bene. Quando Galliani andò a Madrid per portarlo via, in pochi avrebbero creduto ad una nuova vita di Kakà. Altre offerte non ce n'erano, solo il Milan ha puntato su quel vecchio amore, dandogli l'occasione di riprendersi la Nazionale e il Mondiale da giocarsi in casa. Lui l'ha capito, altrimenti non avrebbe rinunciato a 6 milioni l'anno, una scelta che sicuramente non porta la firma di papà Bosco, sempre attento all'aspetto economico e quindi per nulla artefice del ritorno a San Siro del figlio. Ha deciso Riccardino, il richiamo del cuore troppo forte, un'emozione che il Milan spera provi anche tra qualche settimana, entro il 30 giugno. L'ormai famosa clausola per risolvere il contratto ha infatti una scadenza, oltre non può essere esercitata. Tocca a lui, ancora una volta. Perché magari il padre/manager vorrebbe rinegoziare l'accordo con Galliani, ma sotto questo aspetto non ci sono margini. Ci sono tagli sull'ingaggio? Per tutti, sia chiaro: in ogni contratto del Milan, l'80% è su base fissa e il 20 variabile, legato alla qualificazione Champions.
Se ci vai, guadagni di più altrimenti no. E vale anche per Kakà. Che ha firmato questo accordo, accettando ogni dettaglio ma riservandosi questa via d'uscita che adesso preoccupa i tifosi. Negli States lo aspettano, Los Angeles spinge da un po', Orlando gli sta preparando i tappeti rossi da gennaio 2015. E da giugno a gennaio che farebbe poi Kakà? Galliani non ha nessuna intenzione di liberarlo a metà stagione. O subito oppure resta fino alla fine (o quasi: il torneo americano inizia a marzo comunque...), ecco perché la speranza che non si muova per un altro campionato è davvero concreta. Il Milan è convinto di poterlo utilizzare ancora molto e bene, da seconda punta, in un ruolo da 10/12 gol a stagione: un nuovo Kakà, come ai vecchi tempi. Ma serve un altro battito, perché al suo cuor di Milan non si comandi.

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