Amorim a Dazn: "Nelle ultime partite eravamo rigidi nelle posizioni, oggi più liberi. Inter e Roma distanti da noi"
Ruben Amorim, allenatore rossonero, ha rilasciato una intervista a Dazn al termine di Milan-Lecce, match vinto 3-0 da Pulisic e compagni.
È soddisfatto della partita?
"Siamo migliorati molto. Penso che la libertà dei giocatori, il movimento e soprattutto gli inserimenti da dietro abbiano fatto la differenza. Non siamo stati solo una squadra che gestisce il pallone, ma anche una squadra pericolosa quando ha spazio per correre, e questo è stato un fattore chiave stasera. Abbiamo controllato la partita, sapendo che l'avversario aspettava un nostro errore, e l'abbiamo gestita molto bene. Abbiamo difeso con solidità e, nel complesso, è stata una bella vittoria".
Passo in avanti nel risultato, ma anche nella prestazione. E, prima di lei, solo Liedholm tra gli stranieri aveva fatto meglio in punti dopo cinque giornate...
"È una bella curiosità, ma il momento è diverso, è un'epoca nuova. Abbiamo ancora molto da fare, ma stiamo giocando meglio e stiamo migliorando. La cosa più importante, però, è che stiamo imparando. Nelle ultime partite abbiamo avuto qualche difficoltà perché avevamo una struttura davvero troppo rigida nelle posizioni, mentre oggi i giocatori avevano un po' più di libertà e, con un po' più di libertà, giocano meglio".
Quanta distanza c'è con Inter e Roma?
"Credo che siano distanti: se guardi al nostro modo di giocare e agli avversari, e se parli di Roma e Inter, penso che abbiano avuto più tempo come squadra. Si vede che i meccanismi ci sono e sono più chiari rispetto al nostro gruppo, ma non abbiamo perso così tanti punti. Abbiamo lasciato due punti contro la Lazio e a Torino contro la Juventus, quindi non è tutto da buttare. A volte sembra così, specialmente dopo gli ultimi risultati, ma dobbiamo bilanciare le cose. Oggi abbiamo vinto, sapendo però di aver affrontato una buona squadra che sta facendo bene. Ogni avversario è diverso e a volte avremo qualche difficoltà in certe partite: fa parte del processo. Penso che dovremmo avere più punti, perché se vedi come sono andate le gare, contro la Juventus, pur non giocando benissimo, eravamo a trenta secondi dal portare a casa altri due punti, e contro la Lazio, considerando i due tempi, meritavamo qualcosa in più".
Come gestirà Modric?
"È un giocatore che ha bisogno di toccare molto il pallone per darci il meglio di sé, ma è pronto per giocare ogni partita in cui ne abbiamo bisogno: la stazza fisica non conta poi molto. In alcune gare, come nel primo tempo contro la Lazio, se trasformiamo la partita in un continuo botta e risposta di transizioni, non è un buon contesto per Luka, così come non lo è per Jashari. Dobbiamo semplicemente fare il gioco che permette alle nostre caratteristiche di brillare. Quando affrontiamo questo tipo di partite, contro blocchi bassi, possiamo usare molto Modric; per le altre vedremo, ma penso che sia pronto per giocare qualsiasi tipo di gara. È pronto per giocare ogni partita".
Come gestirà le scelte di formazione?
"Penso sia una questione di osservazione delle partite e delle caratteristiche dei singoli. Certamente ascolto i giocatori, ma per un allenatore, specialmente in una grande squadra, è impossibile prendere decisioni solo ascoltandoli. Li vedi, cerchi di capirli, ma ogni giocatore tende a spingere il gioco verso le proprie caratteristiche, e in quel modo costruire un'identità diventa difficile. Quindi la decisione finale è sempre la mia. Quello che ho percepito nelle ultime partite - e che avevo già provato allo stesso modo al Manchester United, motivo per cui non posso commettere di nuovo lo stesso errore - è che a volte non abbiamo le caratteristiche ideali per giocare in un determinato modo. Se non le abbiamo, dobbiamo adattarci un minimo: penso che oggi abbia funzionato, mentre in un'altra gara potremo tornare alla costruzione a tre. La cosa fondamentale è avere diversi modi di giocare, specialmente in Italia, perché qui gli allenatori sono davvero intelligenti: marcano benissimo a uomo e, quando perdono un po' i punti di riferimento su ciò che vogliamo fare, per loro diventa più difficile. Allo stesso modo, infatti, a volte è difficile anche per me decifrare la mobilità delle altre squadre".

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