L'avv. Autieri: "La rivoluzione del Milan non è solo del Milan, ma potrebbe essere di un intero sistema"
L'avvocato ed esperto in diritto sportivo, Camillo Autieri, ha analizzato la rivoluzione che ha coinvolto la dirigenza del Milan: "Sarà la professione che svolgo ad influenzarmi, sarà che vivo di dubbi, ma mi chiedo semmai non avesse ragione Cardinale; se la strada da lui intrapresa non portasse davvero ad una definitiva e vincente svolta nella gestione societaria; se quanto messo in atto non fosse un mero repulisti, conseguenza di una delusione e con modo tipicamente da head-hunter, bensì una prima pietra di una costruzione nuova, nella struttura e nella gestione, insomma, politica e filosofica.
Io ho scelto di guardare la cosa dalla prospettiva presidenziale".
"Dunque, il tabula rasa messo in atto da Gerry Cardinale nell’A.C. Milan di Milano ha portato, a distanza di qualche giorno, a dire il vero diversi giorni dopo il timing annunciato dallo stesso Presidente, ad un “riammodernamento”, piuttosto che ad una rivoluzione vera e propria, dell’assetto societario.
Un po’ come quando si cambiano i mobili in una stanza per dare la cosiddetta “aria nuova” o un senso di ringiovanimento all’ambiente tutto, così il presidente americano ha impostato il suo nuovo corso dirigenziale all’interno della più illustre squadra calcistica del nostro paese".
"A mio parere, però, anche se molti colleghi ed addetti ai lavori interpreterebbero il termine riammodernamento con un’accezione negativa, camuffando con questa scelta una maldestra ri-organizzazione o, peggio ancora, una reale incapacità, io credo invece che, da buon americano (e pertanto, sempre in accezione totalmente positiva, buon visionario) il presidente abbia colto l’occasione per instaurare un gruppo di lavoro di spiccata natura anticonformista, sempre considerando il sistema calcio Italia attuale e conseguente di tutti gli eventi passati".
"Adesso sono evidenti e scontati gli infiniti pensieri di perplessità epaure dei tifosi, ma da esterno e modesto operatore del settore sono anche molto curioso di capire la reale fattibilità di un progetto così innovativo per il nostro sistema calcio".
"Siamo all’indomani della giusta nomina del presidente Malagò a capo del nostro sistema che ha annunciato, tra le altre cose, anche un importante riforma per i nostri vivai; questo non può che sposarsi perfettamente con il progetto che il Milan sta mettendo a terra grazie a questa missione, della quale il presidente Cardinale riceverà oneri o onori, critiche o plausi"
"Il nuovo organigramma della struttura societaria rossonera sarà,come ormai risaputo, piramidale e risponderà unicamente al presidente Cardinale; ci sarà un gruppo di lavoro altamente strategico che sarà di coordinamento tra il presidente, il management e lo staff tecnico".
"Massimo Calvelli è succeduto a Giorgio Furlani come A.D., Ruben Amorim è stato scelto come “manager”, utilizzando appositamente questo termine (manager e non allenatore). Questi sarà un manager con ampi margini di azione e valutazione,sia sull’area scouting, sia sulla valutazione dei profili interni alla società, sia dei profili che sono e verranno seguiti. Lo stesso Amorim indicherà i profili da integrare in prima squadra e, come detto, avrà un peso specifico ed una gestione alla Fabregas, per intenderci. Le trattative di mercato saranno materia di Hendrick Almstadt (che occuperà anche il vertice nel cosiddetto player trading), con lui Bobby Gardiner, Chief della Football Intelligence, anche col ruolo di coordinamento delle attività di scouting, che vedranno in Donato Lomonte il responsabile. Il settore giovanile avrà Kirovski ancora come responsabile di Milan Futuro e Vincenzo Vergine resta a capo del settore giovanile. Gli aspetti economici saranno materia di David Castelblanco già nel membro nel CdA del Milan e persona molto vicino alla proprietà; Paolo Scaroni ancora Presidente e Zlatan Ibrahimović confermatissimo senior advisor della proprietà e del presidente".
"Il tifoso del Milan spera che il riempimento di tutte queste caselle,con lo spostamento di pedine già presenti, l’inserimento di qualche nuova posizione e l’ampliamento o il restringimento di vecchie e nuove aree di competenza e responsabilità, possano finalizzare quello che il normalissimo (ma specialissimo) tifoso del Milan si augura: il completamento di una rosa bilanciata e competitiva che possa mettere l’allenatore a proprio agio nello sviluppo della propria filosofia di gioco. Insomma, un AC Milan competitivo in Italia e in Europa. Se ne parla poco, ma è giusto ricordare che, di fatto, il Milan è allacosiddetta fase 2, in quanto la fase 1 è stata mirabilmente portata a compimento dall’attuale proprietà che ha, nel tempo, rilevato una società con qualche problema finanziario, l’ha portata prima ad un pareggio di bilancio e poi ad un utile, ha guidato il club in una procedura di bonifica finanziaria, il cd. “settlement agreement”, per rientrare brillantemente nei parametri Uefa del FFP, cosa che da qualche giorno è stata resa ufficiale per il Milan".
L’impostazione data dal Presidente alla società è chiaramente una impostazione che va tranquillamente contro gli ultimi 100 anni di calcio in Italia, rappresentando un unicum all’interno del panorama calcistico nazionale, con qualche elemento di similitudine esclusivamente con il Como, club che nel giro di qualche anno da piccolissimo è diventato un diamante, neanche più tanto grezzo. Anche a Como misero sul piatto poche ma certe componenti: un presidente visionario, una fiducia sconfinata nel manager, l’utilizzo di analisi di supporto (e non sostitutive), professionisti tutti con una unica e solida visione di rinnovamento e, soprattutto, la tranquillità per sviluppare e far crescere il progetto, sia societaria che ambientale. Ma il Milan AC non è il Como, con tutto il rispetto, anzi, nessuno è come l’AC Milan. Ma nella sua interezza, di certo è il modello Liverpool quello che più ricorda questa rivoluzione di Cardinale; cerchiamo di capire quali sono gli aspetti positivi che questa impostazione potrebbe portare. Innanzitutto in pochi ricorderanno che il buon Cardinale, benlungi dall’essersi svegliato la settimana scorsa ed aver stravolto l’organigramma del Milan di punto in bianco, già più di un anno fa, durante l’evento ESPN del 19º appuntamento Sport Analytics Conference a Boston, nel marzo 2025, faceva riferimento all’ottimo esempio Liverpool e su come avesse intrapreso un’evoluzione anche sotto il punto di vista gestionale delle squadre di calcio.
La volontà di Cardinale è quella di replicare il compromesso Società/Club/Management dei Reds per così trovare un continuum per incrementare le entrate, rendendo sostenibile il flusso economico del club per poter regolare questo nel corso degli anni ed a seconda delle esigenze. Praticamente generare profitti annuali che, con il reinvestimento degli stessi sia all’interno (strutture) sia all’esterno (potenziamento rosa), consentano nuovi successi per tutti, Club, Tifosi e Società. Si parla tanto (e malamente) di player trading, ma questo strumento non deve essere inteso come un’operazione prettamente bidimensionale, riconducibile ad uno schermo contenente dei dati che possono o meno essere recepiti, interpretati ed utilizzati dal fruitore. Il già citato Como lavora ed utilizza questo sistema analitico per formare un bacino nel quale poi, al netto dei macro requisiti già analizzati con il sistema, reperire certamente con una componente ulteriore (sconosciuta ai database) di intuito, competenza ed esperienza che certamente andranno a completare l’analitica analisi iniziale. Ciò detto, l’esistenza del bug, inteso come la sorpresa, l’elemento inaspettato, il diamante grezzo completano sempre quell’aspetto di incredibile bellezza e romanticismo di questo sport. Ma parlavamo del Liverpool e del suo sistema da importare nel nostro ambiente. La scorsa estate la squadra inglese ha incassato quasi 100 milioni di sterline grazie alle cessioni di Alexander-Arnold, Kelleher, Nat Phillips, Tyler Morton, Quansah e Ben Doak. Cos’hanno in comune questi giocatori? Provengono tutti dalle giovanili del club inglese. Costati poco o nulla, ma gestiti sapientemente, portati sino in prima squadra e fatti conoscere al pubblico, a quel punto,contemperate le qualità con le esigenze del Club, collocati o nella rosa della prima squadra (Alexander-Arnold) o ceduti ad altri club di prima serie. Nella passata stagione i loro giocatori provenienti dal vivaio hanno totalizzato il 18,5% dei minuti giocati in Premier League, dato che nessun altro club di Premier ha saputo eguagliare o migliorare. Ovviamente all’occhio superficiale, o semplicemente non professionale, del lettore balza la cifra mostre che il Liverpool la scorsa estate ha speso, quasi 500 milioni di euro, acquistato tutti giocatori di primissimo livello, basti pensare a Isak dal Newcastle e Wirtz dal campionato tedesco, ma nonostante tutto il Liverpool non ha dovuto pagare dazio ai paletti imposti dal FairPlay finanziario. Come ci sono riusciti?
La risposta è sempre la stessa: grazie al loro settore giovanile che continua annualmente a produrre un reddito/guadagno. Negli ultimi cinque anni il club inglese dal settore giovanile ha guadagnato oltre 230 milioni di euro. Gli investimenti del club per l’Academy sono altissimi e i proventi arrivano dagli introiti prodotti dal vivaio stesso che, oltre a valorizzare i giovani locali, continua a integrare in maniera sapiente la sua accademia con talenti prelevati dovunque pur di colmare le lacune e migliorare le potenzialità del settore. A conferma di ciò, si veda l’acquisto di Rio Ngumoha che, a 16 anni, è arrivato dal Chelsea, già diventando il più giovane marcatore nella storia del Liverpool in Premier League. Il centro di allenamento del Liverpool, l’Axa Training Center a Kirkby, è stato realizzato per qualcosa come 50 milioni di sterline solo 5 anni fa. Il club ben sa che questa per loro è una vera e propria “Zecca” che produce profitti, grazie alla crescita del settore giovanile, al suo sviluppo ed ai profili generati, facendo mantenere al club inglese una rotta sempre verso i migliori traguardi, persistendo una solidità finanziaria elevata e così potendo anche mettere a terra una potenzialità di spesa/investimento non indifferente. Trovare la chiave di volta tra equilibrio finanziario, sostenibilità, potenza di spesa e capacità di selezione porta inevitabilmente al successo. Questo è l’obiettivo che si pone Gerry Cardinale, non un semplice restyling organizzativo, ma una vera e propria rivoluzione ideologica e di sistema che porterebbe non solo al successo e ai vecchi fasti il Club rossonero, ma che potrebbe risollevare le sorti di un intero sistema calcistico che ha certamente bisogno di una grande revisione, prima nelle persone poi del sistema e, forse, anche di una vera e propria rivoluzione, anche normativa
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Gerry Cardinale ha effettuato una svolta visionaria e personalmente credo che se ne potranno riscontrare presto i benefici, sia per il Milan, sia per tutti quei club che sempre più frequentemente si affacciano al mondo calcio 2.0, un calcio sempre più appassionante, ma sempre più complesso.
Stare al passo sarà la vera bravura".

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