Pastore: "Provate a spiegare a chi non l'ha mai vista cosa sia stata la leadership di Baresi. Basta una parola: capitano"

Pastore: "Provate a spiegare a chi non l'ha mai vista cosa sia stata la leadership di Baresi. Basta una parola: capitano"MilanNews.it
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Franco Baresi, leggendario ed eterno capitano del Milan, è morto oggi, presso la sua abitazione a Travagliato, all’età di 66 anni.

Giuseppe Pastore, giornalista, si è così espresso sui suoi canali social ricordando Franco Baresi, leggendario capitano del Milan scomparso oggi: "Oggi crediamo di saper spiegare tutto. Pensiamo di poter incastrare qualunque concetto in poche parole, un tweet ben scritto, un post brillante, magari con l'aiuto dell'Intelligenza Artificiale. Eppure provateci, proviamoci a spiegare a chi non l'ha mai vista dal vivo la leadership di Franco Baresi. La sua vocazione naturale al comando era qualcosa di animalesco e spirituale insieme, soprattutto perché in campo sgorgava travolgente come un torrente di montagna da un animo mite, taciturno, mai particolarmente incisivo né brillante coi giornalisti, in tv o davanti a un pubblico. Baresi parlava coi fatti, con il pensiero che diventava azione velocissimamente, e prima che gli avversari potessero annusarne l'intenzione era già diventato galoppata in avanti o trappola dell'offside inesorabile come quella notte del 1989 al Bernabeu, con il Real Madrid mandato ventitré volte "fuera de juego" a casa sua: in epoca pre-VAR, con certi arbitraggi leggermente casalinghi a favore della Casa Blanca, un numero di temerario equilibrismo da togliere il fiato. Su cose come queste, e non solo sulle goleade dei tre olandesi, fiorirono prima il rispetto, poi il terrore e infine il mito del Milan di Sacchi, la più grande squadra italiana dell'ultimo mezzo secolo, che però sapeva dare spettacolo sempre e solo partendo da un'organizzazione difensiva che veniva sgranata a memoria come i versi di un libro sacro il cui Mahatma era, inevitabilmente, Franco Baresi. 

Baresi pensava veloce e in verticale, testa alta e petto in fuori come tutti i grandi liberi: un'altra cosa che si sta perdendo nel calcio di oggi, votato a un sistematico scarico delle responsabilità verso il compagno accanto. Invece Baresi era l'AI, Intelligenza Artigianale: il piscinìn che si fece uomo partita dopo partita, campionato dopo campionato, in una visione del calcio e della vita simile al ciclo contadino delle stagioni: un anno di riposo, un anno di semina, un anno di raccolto, poi un trionfo dopo l'altro. In un'epoca di disimpegno un po' scemo come gli anni '80, con il presidente del Milan alfiere di questa nuova irresistibile filosofia, Baresi era il simbolo del Rigore: inteso non solo come massima punizione, ma anche come attitudine da samurai che mandava in delirio il mondo intero, da registi di livello internazionale come Werner Herzog ai giapponesi che scoprirono il calcio grazie al grande Milan. Aziendalista, anche, certamente, perché i panni sporchi si lavano in casa: ci mise la faccia anche in episodi spiacevoli come il rigore segnato a Bergamo in Coppa Italia dopo la rimessa non restituita, o la notte delle luci di Marsiglia quando si portò le dita agli occhi fingendo di non vedere. Per il Milan ha dato e fatto tutto, compreso segnare una tripletta (contro il Messina, 10 gennaio 1990) o giocare con la numero 10 (contro il Verona, 21 settembre 1988). Un milanista supremo che ha ricevuto l'onore di vedersi ritirare per sempre la sua numero 6 (primo caso nella storia della Serie A), ma forse ha giocato la sua partita più gigantesca e degna di ammirazione con la maglia azzurra: il 17 luglio 1994, finale Mondiale Italia-Brasile 24 giorni dopo essersi rotto il menisco destro, eroico sotto il sole di Pasadena, baluardo insuperabile anche quando divorato dai crampi, in quel giorno di sole e caldo abbacinante in cui sembrava ancora più vecchio dei suoi 34 anni che gli rigavano il volto. Sembrava senza tempo. 

Quante parole, troppe, per omaggiare un calciatore che non aveva bisogno di parole. Ne bastava una: capitano".