Il progetto Seedorf continua, ma occhio alla classifica
Il Milan si rituffa nel campionato, consapevole che la scossa di entusiasmo provocata dall'arrivo di Seedorf e dalla vittoria contro il Verona è stata abbondantemente compensata in negativo dalla serataccia di Coppa Italia, in cui il gioco pessimo, la sconfitta contro l'Udinese e la conseguente eliminazione dal torneo hanno riportato immediatamente la situazione alle ultime settimane della gestione Allegri, dimostrando che forse non era solo l'allenatore precedente ad avere tutte le colpe e che non si può cancellare errori e problemi con un colpo di spugna o di bacchetta magica. Seedorf ha subito iniziato il lavoro per cambiare modulo, gioco e atteggiamento in campo, ma si sarà reso conto che deve convivere con problemi strutturali della squadra e con lacune della rosa che forse non permetteranno di realizzare le sue idee nell'immediato, perchè un gioco così offensivo, almeno nelle intenzioni, prevede un centrocampo "tosto" che sappia fare da cerniera fra i tanti giocatori d'attacco e la difesa e dia sufficiente copertura a un reparto arretrato che già di per sè deve essere sufficientemente solido. Il Milan, invece, ha una difesa improponibile che in alcune occasioni si trasforma in un vera e propria "banda del buco" ed è chiaro che se a proteggerla rimangono solo due centrocampisti i rischi aumentano e il pericolo è quello di andare allo sbando, come puntualmente avvenuto nel secondo tempo della partita di mercoledì, quando le ripartenze dell'Udinese (con tutto il rispetto non del Barcellona, del Real Madrid, del Bayern Monaco o della stessa Juventus...) hanno devastato una difesa incapace di opporre resistenza. Servirebbero interventi sul mercato per rinforzare la difesa, ma a quanto pare ancora una volta la dirigenza rossonera dimostra di non aver intenzione di investire per migliorare il reparto che, numeri alla mano, è quello fondamentale per vincere gli scudetti (lo dimostrano inequivocabilmente le statistiche); oppure servirebbe un grande sacrificio anche in fase di copertura dei quattro giocatori offensivi, ma non si può chiedere a Kakà di correre per novanta minuti su e giù per il campo, anche se lui ci mette molto impegno e sacrificio, così come nè il Robinho attuale (quello dell'anno dello scudetto sì), nè Honda, nè Balotelli, vogliono e possono garantire un contributo continuo in fase difensiva.
Seedorf deve affrontare e risolvere questi problemi, se davvero vuole proporre il gioco che ha in mente, altrimenti rischia di andare incontro ad altre delusioni, dopo quella di mercoledì, che di fatto ha tolto al Milan l'unico obiettivo realisticamente raggiungibile. Ora resta un piazzamento in Europa League da inseguire e che attualmente è a sette punti, nemmeno tantissimi se davvero la squadra cominciasse ad avere continuità di rendimento e risultati. Un'altro problema che è apparso evidente soprattutto nella partita contro l'Udinese è la scarsa grinta e determinazione mostrata dai giocatori in campo, anche e soprattutto quando c'era da rimontare lo svantaggio negli ultimi minuti: la squadra ha continuato a giochicchiare un calcio sterile fatto di possesso palla inutile e con tanti passaggini in orizzontale e nessuno ha nemmeno lontanamente pensato a buttar palla in area per provare a insidiare la porta avversaria; più in generale, per tutta la partita si è vista una squadra che vuole essere bella e leziosa, provare a giocare un calcio di buona qualità, ma che può essere produttivo solo se svolto a velocità tripla, con pressing feroce in fase di non possesso palla e con un ritmo molto più alto. Senza offesa, sembrava di vedere in campo undici Seedorf, soprattutto negli ultimi anni della sua carriera, cioè il giocatore tante volte fischiato dai tifosi proprio per la sua indolenza e scarsa propensione alla lotta e non vorrei che ciò fosse causato anche dall'atteggiamento del tecnico in panchina, silenzioso, immobile, impettito nel suo bel cappottino, ma raramente prodigo di consigli (se non a gioco fermo richiamando il giocatore vicino a se'), istruzioni e magari anche urlacci nei confronti dei giocatori per provare a dare loro la carica. Molti sostengono che l'atteggiamento di una squadra in campo sia lo specchio del carattere del suo allenatore e per questo non vorrei che in questo senso l'approccio di Seedorf sia stato un po' troppo molle, soprattutto nei confronti di una squadra che in questi mesi ha dimostrato di peccare proprio dal punto si vista motivazionale. In fondo fra i maggiori vantaggi del cambio di allenatore c'è proprio la tanto ricercata scossa, che fa scendere in campo i giocatori più motivati e convinti e li spinge a dare il meglio di loro stessi; è avvenuto in altre piazze in questo campionato, mentre il Milan è cambiato solo a sprazzi: una ventina di minuti contro il Verona, altrettanti contro l'Udinese, per poi ripiombare nei vecchi problemi e mostrare l'antica apatia.
Tutto ciò dimostra che la partita di Cagliari deve darci molte risposte: bisogna capire se la squadra vuole reagire e tornare a lottare; bisogna capire se questa formazione può praticare un modulo offensivo senza rischiare troppo in fase difensiva; bisogna capire se Seedorf ha la capacità e l'esperienza per gestire l'emergenza e se non pretende troppo da una rosa con evidenti limiti e lacune. Il suo progetto è ottimo e condivisibile, ma probabilmete ha bisogno di tempo per essere realizzato e ora di tempo ce n'è davvero poco: bisogna dare un'occhiata anche alla classifica, perchè altri passi falsi porterebbero il Milan in zone "minate" con il concreto rischio di farsi molto male, altro che Europa League! In questo momento ci vuole umiltà e saggezza e laddove si capisse che per il momento certe idee non sono praticabili, meglio fare da traghettatore per se stesso, chiudere dignitosamente la stagione e rinviare le rivoluzioni a luglio, magari con altri giocatori e una rosa scelta e approvata proprio da Seedorf (sperando che almeno lui, che ha il pieno appoggio della proprietà, riesca a farsi ascoltare e a ottenere ciò che pretende). La trasferta di Cagliari ci dirà se il Milan può essere sulla strada giusta e si può essere ottimisti o se la sconfitta contro l'Udinese è stata un campanello di allarme per capire che i problemi non sono certo risolti e difficilmente lo saranno proseguendo su questa strada.

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