Bianchin: "Sul mercato il Milan ha operato con anime differenti che operavano nella stessa sessione sulla stessa squadra"
Luca Bianchin, giornalista, si è così espresso su La Gazzetta dello Sport sulla costruzione del nuovo Milan targata Ralf Rangnick: "Che cosa farebbe Ralf Rangnick, se diventasse il capo dell’area sportiva del Milan? Proviamo a rispondere in 5 rapidi punti, secondo le informazioni di queste ore e la sua storia. Con una premessa: l’interesse reciproco c’è – il Milan lo ha cercato, Rangnick è attratto dalla sfida rossonera – ma entrambe le parti hanno altre soluzioni. Per il Milan, la via spagnola-argentina con Pochettino in panchina (e non solo questa). Per Rangnick, il rinnovo con la federazione austriaca.
Il primo passo sarebbe dare un’identità aziendale, concetto a cui Rangnick tiene da sempre: dare una serie di linee guida, fare scelte all’inizio del lavoro e rispettarle nell’attività quotidiana. Il gruppo Red Bull spiega molto. Con Rangnick era molto connotato, aveva principi chiari e un’immagine conseguente. Il Milan negli ultimi anni invece ha cambiato tanto, è passato dal calcio di Pioli al gioco posizionale e offensivo di Fonseca, da lì alla rudezza di Conceiçao e all’approccio difensivo di Allegri. Sul mercato ha mixato giovani e giocatori esperti, con anime differenti che operavano nella stessa sessione sulla stessa squadra. Con Rangnick, nel bene o nel male, non sarebbe così".

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