L'economista, 'ripresa calcio,200 mld di buone ragioni'

31.05.2020 17:45 di Manuel Del Vecchio Twitter:    Vedi letture
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(ANSA) - ROMA, 31 MAG - Duecento miliardi di buone ragioni per ripartire. Se il campionato italiano di calcio stima che uno stop definitivo sarebbe costato 700 milioni di euro, come ha sottolineato il presidente Figc, Gabriele Gravina, l'Europa intera accoglie la ripresa dei campionati professionistici come una buona notizia, e non solo agonistica. "Non è azzardato dire che oggi la stima possa aggirarsi intorno ai 200 miliardi" di valore aggiunto lordo per l'industria sportiva, dal campione all'indotto turistico, spiega l'avvocato Michele Briamonte, giureconsulto applicato a economia, lavoro e sport. Ripartire, dunque, vuol dire rinunciare a qualcosa come portatori di interessi particolari sapendo che queste "momentanee esternalità negative saranno ampiamente compensate dal vantaggio generale di riavviare la macchina sport" che, come testimoniano i più recenti studi, nel 2014 contribuiva con 174 miliardi di euro al valore aggiunto lordo dell'UE. Macchina della quale il calcio è il principale volano. E' a metà tra l'esortazione e l'appello il pensiero che l'avvocato Briamonte dedica agli attori del pallone che sta per ricominciare a girare, con l'imminente ripartenza della Serie A, "e che potrà fare da innesco ad un circolo virtuoso di introiti che va ben oltre le necessità del singolo" spiega all'ANSA. Per il momento anche senza pubblico negli stadi, "dato che la vendita dei biglietti è da tempo una voce minoritaria nelle entrate dei club". Il ritorno dei giocatori e delle partite vere valgono "qualche sacrificio", che per le società potrebbe tradursi in una limatura dei diritti tv e per i broadcaster nella trasmissione in chiaro dei gol, come richiesto dal ministro Spadafora per evitare assembramenti nei locali pubblici e depotenziare il rischio di contagio. "Le correlazioni economiche sono molto forti. Considerata l'intera filiera, dal turismo alle infrastrutture come alberghi e stadi, dal betting ai servizi finanziari e ricreativi, dal merchandising al nutrizionismo si arrivava alla cifra di 173,86 miliardi di euro - sottolinea Briamonte - e non è azzardato dire che oggi la stima possa aggirarsi intorno ai 200 miliardi". (ANSA).