Problemi nei settori giovanili? La risposta pungente di Galli contro Maldini

Problemi nei settori giovanili? La risposta pungente di Galli contro MaldiniMilanNews.it
Oggi alle 22:12News
di Niccolò Crespi

Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, la risposta di Filippo Galli a Paolo Maldini non si è fatta attendere. Tutto nasce quando l'ex capitano rossonero, in occasione della presentazione in Azzurro con Leonardo parlo di diversi temi e problematiche legate ai settori giovanili italiani. Al Corriere della Sera Maldini parlò così: "Tecnicamente siamo un Paese che non crea più giocatori di talento. Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema. Ma questo va".

Parole su cui Filippo Galli si è sentito in dovere di rispondere. E infatti così è stato:

"Sono stato Responsabile del Settore Giovanile di AC Milan dal 2009 al 2018. Quelle affermazioni, dunque, mi riguardano direttamente, riguardano un gruppo di lavoro di cui ho l’onore di far parte, non un percorso individuale: Edgardo Zanoli, Domenico Gualtieri, Stefano Baldini e la Prof.ssa Caterina Gozzoli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Non fu un’iniziativa isolata né estemporanea: la collaborazione con l’Ateneo diede vita a un progetto di ricerca sull’attivazione e il monitoraggio di un servizio psicopedagogico all’interno del Settore Giovanile, condotto insieme all’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli — oggetto, quindi, di uno sguardo accademico e non solo di un ricordo personale. In quegli anni costruimmo, insieme, un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso di formazione: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa, coltivando l’aiuto reciproco tra compagni come una competenza da allenare quanto il primo controllo o il tiro".

PROSEGUE GALLI

"Il problema della tecnica in Italia non è il muro ma, semmai, il cortile. Non servono più esercitazioni analitiche ripetute contro un muro: servono le migliaia di ore di gioco libero e non supervisionato che un tempo si facevano nei cortili, nei parchi, per strada, prima ancora di arrivare a un allenamento organizzato. Le teorie dell’apprendimento più recenti non fanno che confermare quello che i cortili sapevano già per istinto: si impara giocando. Forse, per “tattica”, nell’intervista si intendeva tatticismo. Il tatticismo difensivo — quell’insieme di automatismi pensati più per non perdere che per formare — abita, purtroppo, buona parte dei nostri settori giovanili, perché spesso si pensa più a vincere subito che a “costruire” qualcuno (e la responsabilità, va detto, non è quasi mai degli allenatori, ma di chi li giudica). Non era così nel nostro Settore Giovanile..".