Biasin: "Ricordiamoci che Amorim non era la prima scelta di Cardinale e allena una squadra fatta senza ds"
Fabrizio Biasin, giornalista, si è così espresso a Cronache di Spogliatoio sulla situazione del Milan di Ruben Amorim: "Nella conferenza stampa prepartita di martedì, Amorim ha detto diverse cose, tra cui la ricerca del suo undici ideale. È evidente che, dopo mesi trascorsi a cercare di sistemare le cose, non sia ancora arrivato al punto di svolta. Non potrebbe essere altrimenti: la sua idea di calcio è completamente diversa rispetto a quella di chi l'ha preceduto, mentre la rosa rispetto all'anno scorso non è cambiata tantissimo. Per un progetto così ambizioso servirebbe il famoso tempo, ma il tempo in Italia non lo concede nessuno, men che meno a una squadra che l'anno scorso è arrivata quinta e ha l'assoluta necessità di accorciare le distanze per conquistare uno dei primi quattro posti. Non si può temporeggiare né guardare indietro: bisogna guardare avanti, a chi ha fatto meglio. Per questo al momento è tutto molto confuso.
La cosa più evidente - per quanto il giudizio sia parziale, essendo solo all'inizio della stagione - riguarda il modo in cui si è arrivati a questa situazione. Non dobbiamo dimenticare che Amorim non era la prima scelta del Milan. Continuo a pensare che sia un ottimo allenatore, ma ricordiamoci che non era la prima scelta e che questa squadra non è stata costruita da un direttore sportivo, bensì dal proprietario. La rosa aveva un assoluto bisogno di un direttore sportivo: se vuoi passare dal calcio di Allegri a quello di Amorim servirebbe cambiare mezza squadra, cedendo i profili non adatti e acquistando quelli funzionali, e per farlo serve qualcuno competente in materia. Invece sono state fatte operazioni di pancia, di quelle che piacciono tanto alla gente: ti prendo subito l'attaccante e lo pago un sacco di soldi, prendo un bravo difensore - e secondo me sono un bravo attaccante e un bravo difensore -, poi mi fermo per un mese e mezzo e alla fine aggiungo qua e là altri due o tre tasselli. Risultato: hai fatto delle cose, ma non si vede l'impronta indispensabile di un direttore sportivo, semplicemente perché quel ruolo non c'è".

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